25 aprile 2020 - Ravagli - COMUNE DI SASSO MARCONI (BO)

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Vittoria Ravagli
per la piazza virtuale del 25 aprile 2020

I luoghi della Memoria
articolo di Carmela Gardini 2014 per la Guida Sentimentale di Sasso Marconi

Ci sono immagini che rimangono impresse nella memoria per la loro bellezza e i paesaggi, fra queste, consentono di immergersi in essi e farne parte. Quando il paesaggio appare immutato da un punto di vista naturalistico è facile fare un salto nel tempo e immaginare le genti, gli usi, gli accadimenti con un filo di unione che è proprio di quell’immutata condizione ambientale.

A Sasso Marconi questa percezione è possibile in molti luoghi.

Trincee a Badolo - foto di Silvia Baraldi

Partendo da nord verso sud i colli di sinistra Reno: Nugareto, Monte Capra, Monte Cervo, Moglio, Montechiaro, Tignano, Rasiglio, Scopeto, Mongardino, Lagune, Iano e da sud verso nord nella destra Setta prima e Reno dopo: Monte Adone, la Rocca di Badolo, Monte Mario, Pieve del Pino, Ancognano e Monte Baco, che sta al centro della confluenza fra i due fiumi, sono i punti di riferimento delle vedette che un tempo svolgevano il compito di trasmettere le comunicazioni  sulle cime dei colli  e che nel passare dei secoli e dei millenni hanno popolato questi territori; a sud svettano i cipressi neri che ricordano paesaggi toscani di uguale bellezza e di pari lignaggio.

In un recente passato, che è di pochi anni anteriore alla mia età anagrafica, un drammaticissimo evento generato dalla follia umana li ha attraversati: la Seconda Guerra Mondiale.

Le colline sono rimaste ferme ad osservare la dittatura del ventennio, hanno accolto a Iano proprio dietro alla Torre la salma dell’antifascista Emilio Bassi, ucciso da una squadraccia fascista nel 1921 davanti ai suoi bambini.

Iano è magico, tutto è come allora e come molti secoli prima. Lungo la via che porta a Ca’ di Ferro incontriamo oggi sulla destra un ovale storico (1–2), proprio dietro la Torre, per aggiungere un elemento di appartenenza a chi passa e per raccontare di Emilio.

Panoramica di Iano nei pressi della chiesa - Foto Fabio Risi (www.sassomarconifoto.it)

Le colline sono rimaste ferme quando è scoppiata la guerra nel 1940, non si sono mosse quando i loro giovani figli sono stati mandati al fronte e non le hanno più curate, lasciando le donne e i vecchi a coltivarle nello stento e nella miseria. Poi le ferite delle bombe, dei cannoneggiamenti e quei giovani lontani fatti prigionieri da alleati vecchi e nuovi.

Leardo che abita a Pontecchio è uno di questi e rimarrà nei campi di concentramento nazisti e scriverà a casa; Delio, suo fratello, che è fatto prigioniero prima dell’8 settembre in Africa dagli inglesi, rimarrà anni in prigionia in Inghilterra. I fratelli così lontani fra loro scrivono a casa, pur nella disperazione rassicurano le famiglie sul loro stato e chiedono della terra, del lavoro nei campi, si informano sul raccolto.

Anche Dante delle Lagune scrive a casa dalla Germania alla giovane moglie Angiolina, anche lui non vuole preoccupare la famiglia e, attanagliato dalla fame, fa piccoli cenni in ogni lettera: «Mi mandi il pacco?» oppure: «Agli altri è già arrivato il pacco», o ancora: «Mi raccomando roba secca». Per chi è nei campi di concentramento la fame, la paura dell’ignoto, il lavoro forzato, il distacco totale dagli affetti, per tanti la morte. Dante non riceverà mai nulla, né lettere né pacchi, ma il giorno del suo ritorno alle Lagune, al suo giungere all’imbocco dell’attuale via Castello, un passaparola fra i campi fa arrivare la notizia prima del suo apparire.

Le strategie militari degli uomini costruiscono linee immaginarie, come la Linea Gotica voluta da Hitler: chi si trova a sud della linea immaginaria che va dal Tirreno all’Adriatico e che qui a Sasso Marconi diventerà più che concreta, sarà liberato fin dall’inizio del 1944.

Sasso Marconi è invece a nord della linea, Monte Mario e Monte Adone sono i due bastioni che gli alleati riusciranno a. conquistare a seguito del decisivo attacco iniziato il 17 aprile: il 20 aprile 1945 il centro di Sasso Marconi era deserto e così lo videro i primi soldati della 6° Divisione sudafricana che attraversarono il Reno a Ponte Albano, provenienti dalla Val di Setta.

www.sassomarconifoto.it

Altri giovani all’inizio del 1944 scelgono la ribellione al fascismo e le nostre colline diventano la loro casa. Rifugi, nascondigli: è dalla loro la conoscenza di ogni segreto dei luoghi e l’aiuto di chi vive lì permettendo di sopravvivere, di reggere.

Abbandonano i loro nomi, troppo pericolosi: Vittorio sarà Marchino, Mario sarà Sergio, Renato sarà Angelo, Martino sarà Morrista, Lino sarà Tedesco, Gino sarà Dauglas, Guido sarà Rimbo, Antonio sarà Ketty, Celso sarà Freccia e così via. Sono centinaia. Non vogliono combattere per i nazifascisti, si danno alla macchia e ascoltano i più anziani. Si formano le brigate partigiane. (2- 3)

La Brigata Stella Rossa

Sulle colline di Sasso Marconi trovano rifugio le Brigate autonome Santa Justa e Stella Rossa, oltre alla 63° Brigata Garibaldi Bolero (2-3). Gli uomini sono ricercati dai fascisti e dai nazisti che controllano e presidiano tutto il territorio; le donne sono l’unica speranza di tutti per continuare a vivere, anch’esse scelgono e Dina, che abita alla Torricella delle Ganzole, importante base partigiana, sarà Nina e va in bicicletta due o tre volte la settimana in un certo caseificio di Castelfranco Emilia a prendere il formaggio per quei ragazzi, a cui li porta furtivamente in montagna (2). Iole, sarà Rina,  giovanissima accompagna a Montefiorino i partigiani che si staccano dalla Stella Rossa del Lupo, fa loro da guida. Stella, Anna, Nena, Nina, Gianna devono procurare la legna per scaldarsi, vestire la famiglia e anche i soldati italiani e i partigiani che si nascondono, devono coltivare la terra per nutrire i propri cari e ancora i partigiani. Rischiare insomma in ogni istante la propria vita: i loro racconti di violenza subita dai nazisti sono devastanti, là in Rio Verde, al Comando tedesco.

Dal 6 di Ottobre a Colle Ameno si insediano le SS che risalgono verso nord dopo la strage di Monte Sole; gli uomini rastrellati che vi confluiscono vengono selezionati in quello che diviene un campo di concentramento e smistamento. Vanno ai lavori forzati sulla Gotica, a scavare trincee, a portare munizioni, a raccogliere i feriti sotto bombardamenti e cannoneggiamenti, a servizio dell’esercito tedesco: Enzo, Nino, Arturo e suo padre, Artemio, Arnaldo. Gli altri sono incolonnati verso Caserme Rosse a Bologna, poi nei vagoni merci transiteranno da Fossoli e Bolzano per arrivare a destinazione in Germania nei campi di concentramento per i lavori forzati. A Colle Ameno i rastrellati muoiono in tanti per mano di un carnefice delle SS, Friedrich Brotschy, che comanda la guarnigione. In tremila passano alla selezione: Ferruccio Caselli abita a Montechiaro, ha 17 anni ma non ce la fa, è poliomielitico, viene ucciso. A lui è dedicato il giardino del centro sociale di Borgonuovo, dove di nuovo un ovale (1) lo fa rivivere nel nostro quotidiano, mentre a Colle Ameno l’aula della Memoria raccoglie documenti, foto, testimonianze, emozioni per conoscere questi tragici fatti dalle fonti (2-3).

Colle Ameno 1944 - Scritte sul muro fatte dai prigionieri per segnalare il loro passaggio

La linea immaginaria, che qui immaginaria non è mai stata, si vede ancora nelle tracce delle trincee di Monte Mario e Monte Adone: i percorsi ancora ben riconoscibili sono illustrati nei grandi cartelli che da Brento salgono fin sulle cime dalle quali è possibile vedere le valli sottostanti, dove gli alleati sono intrappolati per mesi e a migliaia perdono la vita. Le ferite dei bombardamenti aerei alleati e i cannoneggiamenti martoriano la popolazione e ogni bene materiale. Da Nugareto e Montechiaro, anche dalla Rupe le postazioni di potenti cannoni tedeschi bombardano verso est e alla fine della guerra Pianoro sarà distrutta completamente. Sì, perché a Livergnano di Pianoro la linea per niente immaginaria vede la presenza degli alleati che da qui cannoneggiano verso Sasso Marconi. Alla fine della guerra Sasso Marconi sarà distrutto in gran parte, per anni i campi non potranno essere lavorati perché invasi dalle bombe e dalle mine. Ad Ancilla una spiata fascista aveva fatto uccidere il marito Alfonso a Casa Suore di Mongardino, a guerra finita due dei suoi bambini muoiono proprio sulle mine. Ricordo Ancilla già molto anziana, piccolina, magra ma con la schiena dritta in testa al corteo del 25 Aprile con un grande mazzo di fiori. Comandi tedeschi ovunque, requisite le case, le scuole, le chiese.

Un gruppo culturale di ragazzi, il gruppo25aprile, insieme all’ANPI, nel 2000 ricostruisce una mappa dei luoghi della Resistenza, con i comandi tedeschi e i siti in cui sono avvenuti fatti eccezionalmente gravi: che impressione vedere quei simboli nazisti a decine e decine nella carta, segno di un’occupazione presente ovunque. In paese, a ogni snodo viario, nelle ville, nelle case padronali di campagna, nelle chiese. Una per tutte la chiesa delle Lagune dove il parroco don Bonani (4) , prete partigiano della Brigata Santa Justa, si trova i nazisti in canonica mentre nasconde nella nicchia dietro ad un quadro un paracadutista alleato accompagnandolo poi, al momento giusto, da don Fornasini a Marzabotto per fargli attraversare il fronte verso la Toscana (2). Lungo Via Lagune, prima della chiesa sulla destra, all’altezza di Casa Lipparini, un ovale ci dice di un giovane martire, Francesco Samoggia, impiccato nel cortile della casa là di fronte, verso ovest dove nulla è cambiato (1-2). Subito sopra la Chiesa delle Lagune e il piccolo Cimitero dal quale nelle giornate terse invernali è possibile vedere le prealpi venete innevate, o spostandosi dietro la canonica e guardando verso sud ovest è possibile ammirare il Corno alle Scale e il Cimone: anche Francesco e con lui i partigiani della Santa Justa (2) le vedevano in quel duro autunno perché poco lontano avevano il loro punto di ritrovo a Casa Dola.

Questa via crucis contrassegnata dagli ovali (1) le cui stazioni seguono un calendario di memoria che ogni anno riviviamo, comincia l’8 settembre a Rio Conco e prosegue l’8 ottobre al Cavallazzo di Rasiglio, alla fine di ottobre a Casa Suore di Mongardino (2), fra ottobre e dicembre a Colle Ameno, e per tutti al Giardino della Memoria nel centro del paese dove grandi lapidi rendono onore a tutti i caduti.

Allora la paura, il dramma della guerra, i lutti, la miseria, ora l’immersione nella natura e l’incontro con la nostra storia da donne e uomini liberi.

Dal 25 Aprile 2001, nell’anniversario della Liberazione, ripercorriamo quelle pagine con Memoria in Staffetta che si svolge nella nostra Piazza dei Martiri della Liberazione. I partigiani, tutti quei morti, ci hanno consegnato un testimone che Francesca, Irene, Terence, Elisa, Alice, Abramo, Federico, Jacopo, Lorenzo, Laura, Giulia, Chiara, Silvia e Valentina  hanno raccolto per passarlo ad altri giovani e conoscendo formare la Memoria.

 
 
  1. Ovali storici presenti sul territorio:
  • in Via Iano all’altezza della Torrein memoria di Emilio Bassi
  • nel giardino davanti al centro sociale di Borgonuovo in memoria di Ferruccio Caselli
  • lungo la Via Lagune all’altezza di Casa Lipparini in memoria di Francesco Samoggia
  • in Via Rio Conco all’altezza dell’Oasi di San Gherardo in memoria di 13 fucilati per rappresaglia ( il 1944 fu l’unico anno in cui non si svolse l’Antica Fiera di Pontecchio a Palazzo Rossi)
  • in Via Rasiglio prima di Ca’ di Cò in memoria di 11 partigiani della63° Brigata Boleroe 3 civili uccisi in località Cavallazzo
  • in Via Mongardino all’imbocco di via S. Antonio di Sopra in località Casa Suore in memoria di 8 partigiani fucilati
  • in Via Borgo di Colle Ameno, all’interno del Borgo Aula della Memoria al civico 11 in memoria di 21 civili li martoriati
  • Giardino dellaMemoria in angolo fra la Via Porrettana e Viale Nuovo con accesso in ambedue i lati, a ricordo dei cadutidelle due Guerre Mondiali

2. Renato Giorgi, Sasso Marconi. Cronache di allora e di dopo. Bologna: Goodlink per la memoria editore, 2008.

Spedizione punitiva pag. 41 per Emilio Bassi

     Con un triciclo a tandem  pag. 146 per Dina Rossi 

     Il nostro “Lager” del Ghisiliere pag. 223 per Colle Ameno

    Cronache dalle Lagune pag. 206 per Francesco Samoggia e don Bonani

      Sulla “Santa Justa” pag. 183

      Ricordo della “Bolero” pag. 199

    “Casa Suore” di Mongardino pag. 23

 

3. L’Aula della Memoria di Colle Ameno è in parte visitabile anche online all’indirizzo www.auladellamemoria.it

Graffiti di Memoria. Colle Ameno dall’utopia alla prigionia , a cura di Cinzia Venturoli.     Sasso Marconi: Comune di Sasso Marconi, 2007;

Alessandro Albertazzi; Luigi Arbizzani; Nazario Sauro Onofri, Dizionario biografico. Gli Antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese. 1919-1945. Bologna: Comune; Istituto per la storia di Bologna, 1985-2003;

I partigiani e gli antifascisti citati sono: Vittorio Suzzi, Mario Ventura, Renato Giorgi, Martino Righi, Gino Berti, Lino Lucchi, Antonio Rossi, Celso Benassi, don Gabriele Mario Bonani, Dina Rossi, Francesco Samoggia, Emilio Bassi, Caselli Ferruccio, don Giovanni Fornasini, Laffi Alfonso, Arnaldo Gandolfi, Iole Bernardoni.

Cinzia Venturoli, La guerra sotto il Sasso. Popolazione, tedeschi, partigiani 1940-1945. Bologna: Edizione Aspasia, 1999;

Gianni Pellegrini, Vittorio Suzzi. Dalla parte giusta. Dialoghi con Martino. Sasso Marconi: Goodlink per la memoria editore, 2010.

4. Valeria Benassi, Dieci soldi di cioccolata. Bologna: Pendragon, 2011, p.123 episodio Il ritorno a casa del partigiano.

5. fotografie ed altri approfondimenti storici www.sassomarconifoto.it

 

 
 
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